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24 Giu 2015

logo sagreCirca dieci milioni di fatturato. Quattrocentoquattordici tra sagre e feste in tutta la provincia (da marzo a dicembre), che in media durano 5 giorni per un totale di 2070 giorni, senza contare le feste minori che difficilmente si riescono a censire. Sono questi i numeri censiti dall’Osservatorio Economico della Confesercenti Padovana, sulla concorrenza nella ristorazione, favorita dalle norme dello Stato grazie a normative che permettono gestioni senza emissione di scontrini ed obblighi fiscali. Per non parlare delle agevolazioni che queste feste e sagre usufruiscono rispetto agli obblighi igienico sanitari e di sicurezza, norme particolarmente rigide e costose per tutti i pubblici esercizi in regola.

Da tempo la Fiepet Confesercenti sta portando avanti una battaglia per far riconoscere le sagre tradizionali assieme all’UNPLI, ma i risultati sono stati fino ad oggi nulli. Anzi negli ultimi tempi si aggiungono sempre più feste della birra e simili che hanno come unico scopo di agevolare qualche privato.

sagre2015Si tratta di una concorrenza sleale a tutti gli effetti, dichiara esasperato Fabio Legnaro Delegato della Fiepet Confesercenti, federazione che rappresenta i pubblici esercizi. Un fenomeno che fa girare più di 10 milioni di euro nella nostra provincia e che mette in serie difficoltà le nostre imprese della ristorazione, soprattutto in un momento di crisi come questo.
Dieci milioni che in molti casi rimangono nelle tasche di organizzatori che non devono sostenere i costi di avvio dell’esercizio, dell’affitto del locale, gli oneri burocratici e fiscali , il costo del personale.

numero feste e sagre per comune numero comuni numero sagre
da 22 a 6 27 257
da 5 a 3 26 103
da 2 a 0 51 54
  104 414


La nostra provincia è composta da 104 comuni. Meno di un terzo di questi organizza più della metà delle feste e sagre.

Non è possibile continuare così, continua Legnaro, voglio fare un esempio eclatante che emerge dai dati del nostro Osservatorio Economico. Nel Comune di Campodarsego, un comune con poco più di 14.000 abitanti, le sagre arrivano ad essere 22 nel corso dell’anno, prevalentemente concentrate nei mesi estivi da giugno a settembre. In questo stesso comune vi sono 36 attività di ristorazione (dati CCIAA 2014). Trentasei attività che pagano le tasse, i servizi, i dipendenti. Adesso ci vogliamo chiedere che fine fanno queste 36 attività ed i loro dipendenti, nei mesi estivi? E’ una domanda che voglio fare anche ai cittadini, che troppo spesso non sono sensibilizzati sul problema feste e sagre, perché non conoscono veramente il danno che queste portano al nostro tessuto economico e troppo spesso cadono nel tranello dei luoghi comuni.

Basta. Le istituzioni devono avere il coraggio di scegliere, o si troveranno a dover dare risposte a chi finora lavorava nei ristoranti, e domani non ci lavorerà più. I Comuni che autorizzano queste feste devono prendersi le loro responsabilità, e dimostrare se preferiscono tutelare l’occupazione di chi lavora nel settore della ristorazione, o invece farsi belli agli occhi di soggetti che normalmente fanno tutt’altro. Nella ristorazione gli impieghi a chiamata stanno sostituendo sempre più quelli stagionali; se continuiamo così spariranno anche quelli.

Attenzione, conclude Legnaro, noi non siamo contro tutte le sagre, ne esistono molte di tradizionali che valorizzano il territorio. Queste vanno salvaguardate, tutte le altre no.
Abbiamo predisposto un documento con delle regole chiare sull’autorizzazione e lo svolgimento di queste manifestazioni e siamo pronti ad iniziare una campagna contro questo abusivismo legalizzato.


Ufficio Stampa Confesercenti

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