Confesercenti Padova - benvenuto

09 Lug 2016

assemblea 2016 milano webIl 2016 ci ha portato una ripresa economica che va consolidandosi su ritmi lenti, distanti da quelli prevalenti prima della crisi e che non consente di prospettare un pieno recupero dei livelli di attività pre-recessivi, se non in  tempi lunghi. Da questo punto di vista, occorre riconoscere che molto è stato fatto dopo la chiusure dell’esperienza dei “governi tecnici”, anche in virtù del contestuale riassorbimento delle tensioni sui mercati finanziari. Il grado di stringenza della politica fiscale si è molto ridimensionato nel corso dell’ultimo biennio e la discussione in sede europea sui temi dell’austerità di bilancio garantisce dal rischio di un ritorno dell’austerity.

Il contributo fornito dal diverso orientamento della politica economica all’uscita dalla recessione italiana è indubbio; restano tuttavia al di sotto delle attese i risultati ottenuti in termini di intensità della ripresa. Un fattore ci sembra giocare un ruolo centrale: la situazione di diffusa insicurezza in cui si sono ritrovate famiglie e imprese italiane alla fine della grande crisi. Incertezze dovute a contesti economici – il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, l’aumento della disoccupazione, il credit crunch – e penetrazione dei fenomeni criminali a danni di cittadini e imprese.

Sulla base dei risultati delle nostre stime econometriche abbiamo simulato gli effetti per l’Italia di un miglioramento del contesto sociale, culturale e istituzionale. Nello specifico, abbiamo stimato quali potrebbero essere gli effetti sul reddito pro-capite se l’Italia avesse le stesse caratteristiche della Germania in termini di tasso di criminalità, di condizioni di accesso al credito e di efficienza delle procedure d’insolvenza. Dalle nostre elaborazioni emerge che il reddito potrebbe aumentare, potenzialmente, di oltre 3 mila euro per singolo abitante, con un incremento di quasi il 12 per cento rispetto al livello medio osservato nel 2015.

Potere d’acquisto, consumi e tasso di insolvenza delle famiglie

C’è, a tal riguardo, un dato che più di altri riteniamo possa spiegare l’emergere di un sentimento di insicurezza negli anni della crisi ed è la contrazione ampia, inattesa, diffusa, del reddito disponibile. Ampia, perché secondo i dati di contabilità nazionale tra il 2007 e il 2013, anno che ha segnato il culmine degli effetti dell’austerità fiscale, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è diminuito del 10,6 per cento. In termini monetari, la perdita è stata superiore ai 118 miliardi di euro, equivalenti a oltre 2100 euro per cittadino residente. Inattesa, perché mai prima, nella storia della Repubblica italiana, il reddito reale delle famiglie era diminuito per un periodo tanto lungo.

Nel biennio 2014-15, meno dell’uno per cento della perdita subita è stata recuperata, a conferma ulteriore della debolezza della ripresa seguita alla grande crisi. Ciò significa che ogni residente ha recuperato meno di 180 euro degli oltre 2.100 persi nei precedenti sei anni; nell’aggregato, sono tornati nella disponibilità delle famiglie meno di 8 dei 118 miliardi di euro andati persi.

Il crollo del potere d’acquisto ha portato anche ad una riduzione della spesa media familiare, che nel 2014 si assesta sui 2.489 euro, 160 euro al mese in meno rispetto a prima della crisi, nonostante il piccolo recupero (+0,7%) del 2015 sul 2014.

Approfondendo il dato relativo all’andamento dei consumi per tipologia di bene e servizio, la prima immediata osservazione riguarda le forti differenze riscontrate per le diverse voci di spesa, dove tra il 2007 e il 2014 le minori disponibilità delle famiglie hanno comportato un forte decremento per i beni di largo consumo, a fronte di un’ulteriore concentrazione dei consumi “necessari”, destinati all’abitazione e relative utenze, cui si correla un importante ridimensionamento dei consumi per abbigliamento e calzature (-28,8%), per servizi ricettivi e di ristorazione (-12,6%), per mobili e servizi per la casa (-20,8%) e per ricreazione, spettacoli e cultura (-22,4%), colpendo cioè direttamente le piccole imprese del commercio e dei servizi del territorio, ma anche la stessa qualità della vita dei cittadini.

Il tasso di insolvenza delle famiglie, ovvero il rapporto tra sofferenze bancarie e impieghi, risulta infatti nel 2015 in leggera crescita, passando dal 5,8% del 2014 al 6,1% del 2015.

Considerando invece la dinamica della disoccupazione, si osserva un decremento rilevato nel 2015 nell’intera Italia (dal 12,7% all’11,9%), che però non riesce a recuperare se non marginalmente il forte scarto rispetto alla situazione pre-crisi, quando i relativi valori si attestavano sul 6,1% in Italia, a conferma di come, pur in presenza di positivi segnali di ripresa su diversi fronti, le ancora diffuse condizioni di vulnerabilità e di insicurezza rallentino significativamente un già particolarmente complesso e contrastato processo di rilancio del territorio e del Paese.

Spesa media mensile familiare. Valori assoluti in euro e variazioni % a prezzi correnti

 

2007

2013

2014

14/07

14/13

Nord

2.909

2.763

2.790

-4,1

1,0

Centro

2.754

2.594

2.608

-5,3

0,6

Sud

2.212

1.955

1.959

-11,5

0,2

Italia

2.649

2.471

2.489

-6,0

0,7

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Istat

Spesa media mensile familiare per tipologia di beni e servizi – Valori ass. e var. %

 

Italia

2007

2014

Var. %

14/07

Alimentari, bevande e tabacchi

498

479

-3,7

Abbigliamento e calzature

160

114

-28,4

Abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili

876

913

4,2

Mobili, articoli e servizi per la casa

129

102

-20,8

Servizi sanitari e spese per la salute

113

110

-3,2

Trasporti

300

257

-14,4

Comunicazioni

81

66

-19,3

Ricreazione, spettacoli e cultura

147

121

-17,5

Istruzione

11

14

25,0

Servizi ricettivi e di ristorazione

126

110

-12,6

Altri beni e servizi

207

202

-2,3

Totale

2.649

2.489

-6,0

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Istat

Tasso di insolvenza delle famiglie

Rapporto sofferenze/impieghi delle famiglie consumatrici – Val. %

 

2011

2012

2013

2014

2015

Italia

4,5

5,1

5,9

5,8

6,1

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Banca d’Italia

Tasso di disoccupazione

 

2007

2010

2014

2015

Italia

6,1

8,4

12,7

11,9

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Istat

Le imprese: credito, tasso di insolvenza e chiusure

Dal lato delle imprese, uno dei fattori maggiori di insicurezza è costituito dalla stretta creditizia. Tra il 2011 ed il 2015 i prestiti alle imprese sono diminuiti in Italia del 20,9%, circa 190 miliardi di euro in meno, in media circa 31mila euro di credito ‘sottratto’ per ogni attività. Sono comunque le realtà produttive di grandi dimensioni ad assorbire 8 euro su 10 dei finanziamenti concessi dagli istituti di credito: nel 2015 alle imprese con almeno 20 addetti sono stati destinati 14,8 miliardi di euro, l’81% dei prestiti erogati, a fronte del 18,9%  indirizzato alle imprese più piccole.

Complessivamente, tra il 2011 e il 2015 anche il tasso di insolvenza è aumentato di quasi 10 punti percentuali, portando il rapporto sofferenze impieghi da 8 a 17,2%. A livello settoriale si confermano in tutte le macroaree le maggiori difficoltà del comparto edile, il cui tasso di insolvenza è cresciuto di quasi 20 punti percentuali nel corso degli ultimi cinque anni, raggiungendo il 29,6% nel 2015 (era pari al 9,7% nel 2011). Nel terziario i prestiti in sofferenza sul totale degli impieghi sono più che raddoppiati, passando dal 6,8% al 14,9% (+8,1 punti), mentre nel manifatturiero hanno raggiunto il  14,4%.

La demografia di impresa, nell’ambito del commercio al dettaglio, evidenzia una forte prevalenza delle cessazioni sulle nuove iscrizioni, presentandosi dunque le criticità di tale segmento del tessuto imprenditoriale come evidenze che si manifestano trasversalmente all’interno del territorio nazionale.  Nel 2015 il saldo tra iscritte e cessate risulta pari a -20.118 imprese per il commercio al dettaglio ed a -8.949 per i pubblici esercizi (-2.350 e -752 in Campania), in netto peggioramento rispetto al 2010, quando si registravano scarti pari rispettivamente a -576 e -99, indicativi di una migliore tenuta del commercio di prossimità , all’interno dell’economia locale.  L’incidenza delle imprese che hanno cessato l’attività, entro i tre anni successivi all’apertura, rimane alta: è del 39,5% per le imprese nate nel 2010, quatto punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa.

Prestiti alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) per dimensione in termini di addetti.

Valori assoluti in milioni di euro e variazioni %

Con 20 o più addetti

2011

2014

2015

15/11

15/14

Nord Ovest

283.021,2

229.838,9

224.665,1

-20,6

-2,3

Nord Est

190.212,8

160.041,7

154.459,0

-18,8

-3,5

Centro

172.305,8

137.730,0

130.306,5

-24,4

-5,4

Sud

95.644,9

78.492,1

75.740,7

-20,8

-3,5

Italia

741.184,6

606.102,6

585.171,3

-21,0

-3,5

Con meno di 20 addetti

2011

2014

2015

15/11

15/14

Nord Ovest

51.937,4

44.109,9

41.904,1

-19,3

-5,0

Nord Est

53.879,0

45.195,7

42.978,1

-20,2

-4,9

Centro

32.856,2

27.701,4

26.497,5

-19,4

-4,3

Sud

32.382,0

26.364,1

25.207,0

-22,2

-4,4

Italia

171.054,6

143.371,0

136.586,7

-20,2

-4,7

Totale

2011

2014

2015

15/11

15/14

Nord Ovest

334.958,6

273.948,8

266.569,3

-20,4

-2,7

Nord Est

244.091,8

205.237,3

197.437,1

-19,1

-3,8

Centro

205.162,0

165.431,3

156.804,0

-23,6

-5,2

Sud

128.026,9

104.856,1

100.947,7

-21,2

-3,7

Italia

912.239,2

749.473,6

721.758,0

-20,9

-3,7

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Banca d’Italia

Prestiti alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) per dimensione in termini di addetti Valori % sul totale

 

 

Imprese con almeno  20 addetti

Imprese con meno di 20 addetti

2007

2015

2007

2015

Nord Ovest

84,6

84,3

15,4

15,7

Nord Est

77,7

78,2

22,3

21,8

Centro

83,3

83,1

16,7

16,9

Sud

73,1

75,0

26,9

25,0

Italia

80,9

81,1

19,1

18,9

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Banca d’Italia

 

Tasso di insolvenza delle imprese

Rapporto sofferenze/impieghi delle società non finanziarie e famiglie produttrici – Val. %

 

 

2011

2012

2013

2014

2015

Nord Ovest

5,9

7,2

10,0

12,2

13,5

Nord Est

6,8

8,3

11,0

13,2

15,2

Centro

9,8

11,9

16,3

18,3

20,4

Sud

12,8

15,3

18,6

21,3

24,4

Italia

8,0

9,7

13,0

15,2

17,2

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Banca d’Italia

 

Tasso di insolvenza delle imprese per settore

Rapporto sofferenze/impieghi delle società non finanziarie – Val. %

 

 

2011

2015

Industria

Costruzioni

Servizi

Totale

Industria

Costruzioni

Servizi

Totale

Nord Ovest

6,0

8,0

4,8

5,7

10,8

24,6

11,8

13,5

Nord Est

7,1

9,1

5,8

6,8

12,1

32,6

13,0

15,7

Centro

9,7

11,2

9,0

9,6

18,4

31,7

17,6

20,7

Sud

14,2

11,9

10,4

12,0

24,2

32,3

21,6

24,4

Italia

8,1

9,7

6,8

7,8

14,4

29,6

14,9

17,3

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su fonti diverse

 

Imprese del Commercio al dettaglio e Pubblici esercizi: saldi iscritte-cessate. Anni 2010-2015

 

Commercio al dettaglio*

2010

2011

2012

2013

2014

2015

Italia

-11.014

-16.790

-20.155

-18.618

-24.276

-20.118

Pubblici esercizi

2010

2011

2012

2013

2014

2015

Italia

-2.529

-6.029

-6.959

-6.581

-10.168

-8.949

*Commercio al dettaglio in sede fissa escluso commercio automobili e moto

Fonte: Osservatorio imprese Confesercenti

 

Percentuale di imprese iscritte dal 2005 al 2010 e cessate entro i tre anni successivi per anno di iscrizione

 

 

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Napoli

29,3

27,8

27,6

34,2

25,9

33,2

Campania

30,6

29,6

30,2

34,1

29,6

36,1

Italia

35,1

34,9

35,1

35,5

35,2

39,5

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su fonti diverse

La criminalità

Durante la crisi, il numero di reati denunciati da cittadini e imprese in Italia è cresciuto sensibilmente, con un parziale recupero solo nel corso del 2014, primo anno di ‘tregua’ dalla recessione. Complessivamente, dal 2008 al 2014, i reati sono aumentati del 3,8%,  arrivando a superare quota  2,8 milioni. L’aumento è più marcato nelle regioni del Centro (+8,9%) e del Nord Est (+7,1%). I reati di cui sono stati scoperti gli autori sono meno di 2 su 10 (18,8%), in leggera crescita sul 2010 (+0,2%).

Nel periodo particolarmente notevole appare l’aumento dei reati ai danni delle imprese del commercio e del turismo. Le denunce per furti e rapine sono cresciute del 12,6%, ad un ritmo tre volte più veloce degli altri reati. Si registra inoltre un vero e proprio boom della contraffazione, che cresce del 40,3%, incremento trainato dal Nord Est (+147,2%) a quasi 9mila reati denunciati nel 2014. A questi si aggiungono le oltre 12mila persone arrestate o denunciate per abusivismo e le oltre 28mila sanzionate amministrativamente.

Totale reati denunciati dalle Forze di Polizia all’Autorità Giudiziaria in Italia

Totale delitti commessi – Valori assoluti e var. %

 

 

2008

2013

2014

Var.%

2014/2008

Nord Ovest

860.387

905.211

867.743

0,9

Nord Est

502.109

550.909

537.860

7,1

Centro

560.555

621.894

610.196

8,9

Sud

530.989

542.018

534.209

0,6

Italia

2.709.888

2.892.155

2.812.936

3,8

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su fonti diverse

Reati scoperti dalle Forze di Polizia all’Autorità Giudiziaria in Italia su reati denunciati

% reati scoperti nello stesso anno di riferimento. Anni 2010-2014. Val. % e differenze

 

 

2010

2011

2012

2013

2014

Diff. 14/10

Nord Ovest

15,7

15,1

15,6

15,4

16,0

0,3

Nord Est

18,4

17,5

17,5

17,3

17,3

-1,1

 
Centro

17,6

18,1

18,6

18,1

18,0

0,4

Sud

23,2

22,9

22,9

22,4

23,5

0,3

Italia

18,6

18,3

18,6

18,3

18,8

0,2

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su dati Istat

Furti e rapine in esercizi commerciali in Italia

Totale delitti commessi – Valori assoluti e var. %

 

 

2008

2013

2014

Var.%

2014/2008

Nord Ovest

34.532

39.569

39.857

15,4

Nord Est

21.050

25.043

26.306

25,0

Centro

22.225

25.165

24.403

9,8

Sud

15.004

14.190

14.760

-1,6

Italia

100.027

111.258

112.633

12,6

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su fonti diverse

Reati di contraffazione e violazione della proprietà intellettuale in Italia

Totale delitti commessi – Valori assoluti e var. %

 

 

2008

2013

2014

Var.%

2014/2008

Var.%

2014/2013

Nord Ovest

878

1.810

1.628

85,4

-10,1

Nord Est

466

1.047

1.152

147,2

10,0

 Centro

2.030

2.277

2.240

10,3

-1,6

Sud

2.426

2.688

2.862

18,0

6,5

Italia

6.355

8.540

8.916

40,3

4,4

Fonte: EURES-CER 2016 – Elaborazione su fonti diverse

L’abusivismo commerciale: interventi e risultati al contrasto del fenomeno in Italia

Valori assoluti e percentuali sulle operazioni positivamente condotte – Anno 2014

 

 

Operazioni condotte in fase di commercializzazione

Persone denunciate o arrestate

Sanzio-nati ammini-strativamente*

In esercizio commer-ciale con licenza

In esercizio commer-ciale senza licenza

In forma ambulante con licenza

In forma ambu-lante senza  licenza  

Commercio Elettronico

Totale

Possessore/ venditore di merce contraffatta

Possessore/ venditore abusivo

Possessore/ venditore abusivo di merce contraffatta

Totale

Valori assoluti

Nord Ovest

794

79

2.778

4.616

118

8.385

949

165

969

2.083

5.294

Nord Est

712

47

865

2.462

130

4.216

771

77

458

1.306

1.570

Centro

958

205

8.949

23.714

395

34.221

2.080

1.776

933

4.789

19.815

Sud

2.960

276

6.086

4.920

61

14.303

2.355

873

1.073

4.301

2.225

Italia

5.424

607

18.678

35.712

704

61.125

6.155

2.891

3.433

12.479

28.904

Valori %

Nord Ovest

9,5

0,9

33,1

55,1

1,4

100,0

45,6

7,9

46,5

100,0

0,6

Nord Est

16,9

1,1

20,5

58,4

3,1

100,0

59,0

5,9

35,1

100,0

0,4

Centro

2,8

0,6

26,2

69,3

1,2

100,0

43,4

37,1

19,5

100,0

0,6

Sud

20,7

1,9

42,6

34,4

0,4

100,0

54,8

20,3

24,9

100,0

0,2

Italia

8,9

1,0

30,6

58,4

1,2

100,0

49,3

23,2

27,5

100,0

0,5

* Il valore percentuale è riferito al rapporto tra sanzionati e operazioni condotte

Archivio