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31 Ago 2016

negozio modaSiamo alla fine del periodo dedicato ai saldi estivi ed il bilancio che si può fare è orami consolidato dichiara Nicola Rossi Presidente della Confesercenti Padovana.
La grande attesa di negozianti padovani ha dovuto scontrarsi con le difficoltà delle famiglie, se la quasi totalità dei negozianti hanno applicato i saldi (94%), quelli che hanno dichiarato di avere avuto un incremento delle vendite sono il 20%, mentre il 33% ha dichiarato di averle diminuite ed il 47% di avere avuto le stesse vendite dei saldi estivi del 2015.

 tabella saldi

Nell’insieme la situazione non è drammatica, continua Rossi, ma non si può certo dire che sia andata bene. Sarà per le minori disponibilità delle famiglie o perché sono cambiate le abitudini all’acquisto ma sicuramente siamo ancora di fronte ad una situazione in cui i negozi di abbigliamento non riescono a fare utili operativi ed in alcuni casi addirittura con vendite a ricarico zero.

Sono cambiate le abitudini di acquisto. “Quello che un tempo era uno Status Symbol, l’abbigliamento, è diventata una spesa da tagliare nel bilancio famigliare e anche nelle famiglie con maggiore disponibilità si sposta la spesa di altre merceologie come la cura della persona, la comunicazione e simili.

Di fatto, continua il Presidente Rossi, tra i consumatori padovani sta scomparendo il fenomeno saldi come momento straordinario nelle scelte di acquisto ma i consumatori si aspettano di trovare sconti, vendite promozionali, occasioni, in ogni momento dell’anno. E’ un dato di fatto rispetto al quale la nostra associazione della moda ha già avviato un processo di riflessione.

Dobbiamo prendere atto, che l’appeal dei saldi è quasi scomparso. Le cause sono molteplici e non dipendono solo dalla crisi: la quasi completa liberalizzazione delle vendite promozionali che ha svilito il valore stesso delle promozioni creando un clima tra i consumatori per cui in ogni momento dell’anno chiedono lo sconto. Le iniziative condotte in grande parte dalla grande distribuzione, grandi magazzini che con la fidelity card snobbano le elementari regole da rispettare per i saldi (il divieto di fare vendite promozionali nei 30 giorni precedenti la data di avvio).

Se vogliamo ridare un significato ai saldi dobbiamo ripensare alle loro regole e cioè o andiamo ad un calendario che effettivamente tenga conto della stagionalità e quindi l’avvio non prima del mese di agosto oppure andiamo ad una liberalizzazione delle date ma applichiamo vincoli precisi per ogni singola azienda che possa liberamente dare via ai saldi nella data che vuole ma che nei sessanta giorni precedenti non possa effettuare nessun tipo di promozione, che comunichi ufficialmente le date di inizio e di fine (non più di 3 settimane), la percentuale di sconto applicata e le modalità di controllo affinché il consumatore abbia la garanzia della realtà dello sconto applicato. Rivedendo le regole forse, possiamo salvare i saldi.

Chiude Nicola Rossi: i clienti hanno poche risorse, aumenta il numero degli operatori commerciali in sofferenza, soprattutto tra i negozi dei centri urbani, c’è il rischio concreto di accelerare la già consistente emorragia di negozi della moda e con la conseguente perdita del saper fare italiano che da sempre contraddistingue il Made in Italy”.

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