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15 Dic 2017

In vista della campagna elettorale torna d'attualità la questione della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Dopo il blitz (bocciato) della Regione Friuli Venezia Giulia, adesso sono i 5 Stelle a farsi paladini della necessità di imporre la chiusura delle grandi strutture di vendita per 12 festività all'anno.
«Tutti sembrano dimenticarsi» spiega il presidente della Confesercenti del Veneto Centrale, Nicola Rossi «che la Confesercenti con la CEI (Conferenza episcopale) hanno raccolto, nel corso del 2013, quasi 200mila firme per chiedere che la materia degli orari di apertura dei negozi torni di competenza delle Regioni. Il problema non è solo quello di lavorare la domenica e nelle festività ma anche e soprattutto quello di riuscire a garantire una giusta concorrenza tra le varie forme di distribuzione: piccola – media – grande».
«Nei fatti, la totale mancanza di regole fa sì che valga la "legge della giungla", la legge del più forte. Gli esercizi di vicinato non possono infatti tenere aperto dal lunedì alla domenica ininterrottamente, e questo ha generato un trasferimento di volumi d'affari dai negozi di vicinato alla grande distribuzione. Un fallimento invece è stato lo studio dei Bocconiani decantato dall'allora primo ministro Monti, secondo il quale con le aperture domenicali sarebbero cresciuti consumi ed occupazione. Un fallimento totale, che i dati ISTAT hanno decretato in questi cinque anni».
«La stessa Regione Veneto», continua Rossi «sta segnando il passo e nonostante la buona volontà dell'assessorato competente vuole affrontare la questione come problema morale ed umano. Non è questo. La questione è tema di innovazione e di sviluppo economico e deve essere compresa nella trattativa per l'autonomia regionale. Non ci si venga a dire che le aperture domenicali sono innovazione o bloccano le vendite on-line. Altre due fandonie: le vendite on-line continueranno a crescere finché non pagheranno le tasse e non avranno regole d'ingresso come ce l'abbiamo noi commercianti. L'innovazione non è nell'aprire tutti la domenica ma nel garantire modelli di sviluppo sociali e quella elevata qualità della vita che gli altri stati devono imparare da noi».
«Non ci si venga a dire che prima alla domenica non si poteva fare acquisti. Nella sola provincia di Padova, tra comuni a vocazione turistica, città murate, centri storici, deroghe per mercati domenicali o manifestazioni locali, ogni domenica prima della grande idea Montiana, erano aperti almeno un quarto degli esercizi commerciali e delle botteghe artigiane. Le aperture domenicali inoltre hanno comportato un maggiore costo dei servizi commerciali (costo del personale festivo, costi di manutenzione, energia, sicurezza ecc.) che si trasferiscono sui consumatori».

I DATI PADOVANI E VENETI

Dal 2012 al 2016 (dati ISTAT) la grande distribuzione nel settore alimentare incrementa del 2,8% le proprie vendite al dettaglio, mentre i negozi di vicinato perdono il 6,5%. Fatto pari a 100 le vendite al dettaglio al 31 dicembre 2011, quindi, la grande distribuzione giunge al 102,8 mentre i negozi di vicinato passano dal 100 a 93,5. È evidente che l'effetto negativo supera di gran lunga quello positivo.

Per quanto riguarda il non alimentare nel periodo dal 2012 al 2016 la gd, fatto 100 le vendite nel 2012, aumenta a 101,1 mentre i negozi calano al 95,4.

Nel totale sempre facendo pari a 100 le vendite al 31 12 2011, la grande distribuzione cresce al 101,7 mentre i negozi di vicinato vanno al 95,0. In termini di valore di vendite al dettaglio, a Padova dal 2012 al 2016 nel settore alimentare si sono trasferiti dai negozi alla gd 9,3% del totale di vendite al dettaglio, pari ad euro 220 milioni.
Nel non alimentare i punti percentuali sono 5,7% a favore della grande distribuzione che corrispondono a 160milioni di euro. Nel complesso, quindi, abbiamo avuto un regalo alla gd pari a 380milioni milioni di euro (due centri commerciali).
Nel Veneto sono rispettivamente 1.060 e 780 milioni, per un totale di 1 miliardo e 840milioni (sei o sette centri commerciali).

La normativa
La disciplina della "liberalizzazione​" degli orari di apertura al pubblico degli esercizi commerciali si è avuta a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 214/2011, che ha convertito il noto decreto Salva Italia, disponendo in via generale che gli esercizi commerciali di cui al D. Lgs. 114/98 e gli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande (bar - ristoranti) possono determinare liberamente i propri orari di apertura e chiusura anche in ordine alle aperture domenicali e festive.
Tecnicamente la liberalizzazione ha operato attraverso l'art. 31 del Salva Italia, che ha aggiornato la lettera d-bis (introdotta in via sperimentale nel 2011 al comma 1) dell'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (convertito con modifiche dalla legge 4 agosto2006 n. 248), recante "Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale",
Pertanto, ad oggi, in base all'​art. 3 comma 1 D.L. 233/06 (convertito con modifiche dalla legge 248/06)​si prevede che :
Ai sensi delle disposizioni dell'ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi ed al fine di garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del mercato, nonchè di assicurare ai consumatori finali un livello minimo ed uniforme di condizioni di accessibilità all'acquisto di prodotti e servizi sul territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, lettere e) ed m), della Costituzione, le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni​:
Detto in altre parole: le attività di commercio individuate dal D.lgs 114/98 e le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono tenute a rispettare gli obblighi elencati dal predetto art. 3, e tra questi vi sono gli orari di apertura e chiusura e gli obblighi di chiusura domenicale e festiva. Va detto che alla lettera d-bis) si fa espresso riferimento agli "esercizi" commerciali, ossia a una particolare forma di vendita che si svolge in sede fissa, in locali comunemente noti come "negozi".

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