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Confesercenti Padova - benvenuto

20 Feb 2018

Dal Gazzettino del 17 febbraio 2018, di Nicola Munaro

IL FENOMENO
PADOVA La media nazionale di superfici di vendita ormai è quasi doppiata: 510 metri quadrati ogni mille abitanti distribuiti per i 104 comuni della provincia, contro i 368 metri quadrati ogni mille abitanti messi insieme dall'interna nazione. In pratica Padova e la sua provincia sono nelle mani dei centri commerciali e della grande distribuzione. Che non ne vuole sapere di arrestare la sua corsa e che non appena verranno realizzati i prossimi 80 mila metri quadri di punti vendita che già hanno avuto l'ok alla costruzione porterà capoluogo e provincia a diventare la seconda area in Veneto con il più alto tasso di presenza di centri commerciali, seconda solo a Verona. Con una coda di inevitabili polemiche portate avanti dai piccoli commercianti ma anche dagli ambientalisti, come nel caso del progetto (poi bocciato dal Ministero) del nuovo ipermercato di Due Carrare, considerato troppo vicino al Castello del Catajo.
I NUMERI
Dal 2013 al 2016 (sono questi gli ultimi dati disponibili e completi) tra città e provincia di Padova hanno aperto quasi 60 mila metri quadri di media e grande distribuzione. Esclusa Padova, negli altri 103 comuni della provincia ci sono 668 punti vendita: 162 supermercati, 43 grandi magazzini, 177 minimercati, 136 ipermercati e 140 centri della grande distribuzione specializzata. Quasi quindicimila (14.989 per l'esattezza) invece gli addetti distribuiti tra i vari formati della grande distruzione. Importante anche il giro d'affari mosso dalla grande distribuzione nella provincia di Padova. I numeri (fermi sempre al 31 dicembre 2016) raccontano una spesa in provincia di 2 miliardi e 373 milioni di euro, fagocitati per la gran parte, poco più di due miliardi di euro, dalla grande distribuzione che ha letteralmente lasciato le briciole ai negozi di vicinato e alle altre forme di vendita: 316 milioni 153 mila euro e spiccioli.
L'ATTACCO
«Le organizzazioni che si impegnano per fermare lo strapotere della grande distribuzione non lo fanno nell'interesse del piccolo commercio, ma soprattutto per garantire uno sviluppo del territorio che salvaguardi la qualità della vita è l'attacco di Nicola Rossi, presidente di Confesercenti Padova-. Lo strapotere della grande distribuzione accompagnato dall'espansione dell'e-commerce fa sì che in molti centri urbani e centri storici stiano scomparendo attività di servizio alle persone, che rappresentano anche un consolidato sistema di socialità e di sicurezza». Sotto accusa per gli scarsi volumi d'affari dei piccoli negozi, Confesercenti mette soprattutto la deregolamentazione che porta nel commercio la legge della giungla: vince il più forte.
LA RISPOSTA
Che i grossi centri non siano la piaga peggiore abbattuta sul mondo del commercio, lo spiega Luca Rossi, responsabile dei centri commerciali Aspiag Service Despar Nordest, che gestisce le catene Despar, Eurospar e Interspar: «Noi, come Aspiag Service, siamo contemporaneamente operatori dei centri storici e dei centri commerciali, con le nostre differenti tipologie distributive e lavoriamo bene in tutti e due gli ambienti. Riteniamo che non sia decisivo il contesto in cui si lavora, che si tratti di centro commerciale, centro storico, periferia, ma il contenuto commerciale. È dalla qualità che dipende il successo o meno di una formula distributiva; per cui la risposta alla domanda i centri commerciali svuotano i centri storici?, potrebbe essere dipende dal contenuto del centro commerciale e dipende dal contenuto del centro storico. Noi operiamo in tutti e due i contesti: in modi differenti, ma con gli stessi esiti positivi».

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