13 Apr 2010
palazzo_della_ragione.jpgIl dibattito aperto attorno alla esigenza di una governance del sistema turistico padovano è particolarmente stimolante. L’intero sistema politico ed economico dopo avere relegato per decenni il settore del Turismo a cenerentola dell’economia, considerandolo marginale o limitato al bacino termale, negli ultimi anni ne ha scoperto la valenza come volano per lo sviluppo dell’intero territorio.
Un passo avanti, un importante passo avanti che rischia di essere vanificato da giochi di potere, da veti politici, dalla difesa di orti ed orticelli.
Tutti questi “fattori” stanno infatti influendo negativamente nel sistema turistico padovano causando confusione, ingerenze e soprattutto limiti alle strategie di sviluppo.
In questo quadro vanno viste le varie iniziative portate avanti dai soggetti chiamati a gestire la promozione, l’accoglienza e la commercializzazione del prodotto turistico padovano (Provincia di Padova, azienda speciale, Consorzi di promozione di Padova e Terme). Tutti gli altri soggetti ( Comuni, Camera di Commercio, ecc) non hanno in realtà secondo la normativa vigente un ruolo portante nel sistema turistico veneto e provinciale.

Ecco il perché, rispetto alle difficoltà di governance attuale, sono convinto che si stiano creando troppe aspettative rispetto al lavoro che la CCIAA di Padova ha commissionato al dott. Ejarque.
Dai primi segnali, quello che sta proponendo Ejarque è la stessa cura con cui è partito il progetto strategico per il turismo padovano nel 2005: FARE SISTEMA.


Con quell’esperienza abbiamo toccato con mano come il problema della frammentazione nelle responsabilità turistiche non dipenda dalla provincia di Padova ma dalla organizzazione Regionale che prevede livelli di intervento e di responsabilità vecchi ed incongruenti. Basti pensare che le aziende speciali possono fare solo accoglienza, la provincia può fare promozione (nei limiti imposti dalla regione) mentre invece ai consorzi è assegnato il ruolo di commercializzare il prodotto. Il coordinamento di questi tre soggetti non è previsto da nessuno. I consorzi sono tenuti sotto tutela dalla Regione che ne centellina i contributi, le APT sono bloccate dai scarsi fondi che servono a coprire il funzionamento degli IAT.

Se non interveniamo a quel livello, possiamo avere tutte le cure del mondo, non ne usciremmo.

Sarà quindi importante utilizzare lo studio della Camera di Commercio (quando anche le categorie economiche lo avranno al completo) per ridefinire la strategia padovana nei confronti della Regione.