11 Gen 2007
saldivogliamo i nomi dei pochi che infangano la categoria altrimenti si taccia.
 La Confesercenti promuove saldo amico e propone da anni
nuove date Saldi: no ad accuse generiche di 7 disonesti su migliaia, vogliamo i nomi dei pochi che  infangano la categoria altrimenti si taccia La Confesercenti promuove saldo amico e propone da anni nuove date  

I saldi iniziati da 4 giorni stanno dando molte soddisfazioni agli operatori del settore, si è vista una nuova ventata di ottimismo che si sta traducendo in una corsa agli acquisti anche se…

Anche se potrebbe andar meglio, il fattore climatico (temperature non molto rigide) ha parzialmente bloccato l’acquisto di certi articoli di stagione e soprattutto l’ennesima campagna diffamatoria nei confronti indiscriminatamente di tutta la categoria.

Sono inaccettabili frasi da parte di rappresentanti dei consumatori del tipo: “ la deontologia professionale non fa parte di 7 operatori su 10” o “ il problema per fortuna non è generalizzato  anche se tre quarti dei negozi ne è coinvolto”. E’ un comportamento irresponsabile che mette alla gogna la categoria seminando il germe del sospetto nei consumatori che con tanta fatica le associazioni di categoria insieme con il comune e la camera di commercio cercano di far tornare nel centro storico o nelle periferie dove i commercianti vengono aiutati e sostenuti da iniziative specifiche.

La Confesercenti prevede un codice deontologico che si chiama Saldo Amico dove spiega agli operatori cosa si può e cosa non si può fare. E’ innegabile che non tutti gli operatori ci stanno ma quei pochi che si contano sulle dita di una mano non sono certo 7 su 10 o tre quarti come si vuol far apparire.

Questi pochi operatori si mettono fuori gioco da soli e se pizzicati dalle autorità preposte pagheranno le loro giuste colpe e multe, ma vogliamo nomi e cognomi non una badilata di fango sparata alla cieca sulla categoria.

Altrettanto sbagliate e da rispedire al mittente è la considerazione che obbligherebbe gli esercenti a fare sconti reali di almeno il 30%. Ricordiamo vige la legge della domanda e dell’offerta, nessuno è obbligato a comprare essendo beni voluttuari, e ogni commerciante ha una sua politica di vendita con proprie ricariche in base ai costi che deve sostenere per l’attività, per cui la percentuale di sconto può e deve variare da un negozio all’altro e da un capo all’altro.

Per finire due considerazioni,
  • perché si parla sempre esplicitamente o un po’ meno, della distribuzione tradizionale senza parlare della grande distribuzione o di altre forme dove l’abusivismo è ben più grave e la professionalità non sempre di qualità e pari a quella dei piccoli negozi,
  • perché care associazioni dei consumatori visto che sono cambiate i tempi e le stagioni non ci sostenete nella “battaglia” per far slittare i saldi a febbraio marzo e ad agosto settembre non ponendo così i pochi malandrini in tentazione e facendo diventare ancora più convenienti i saldi che sarebbero effettivamente di fine stagione ( e non di inizio stagione visto che il freddo deve ancora arrivare).