07 Dic 2012

I pubblici esercizi e i plateatici sono una risorsa per la vivibilità delle città e uno strumento di accoglienza turistica, questo è da sempre l'inizio di ogni ragionamento virtuoso. Oggi però qualcosa è diverso.

 

Lo scorso 9 novembre 2012 sulla Gazzetta Ufficiale n. 262 è stata pubblicata una Direttiva del Ministero per i beni culturali del 10 ottobre 2012 che fornisce indicazioni circa l'esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante nonché di qualsiasi altra attività commerciale, non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale.
Direttiva emanata senza che noi come associazione di categoria fossimo stati consultati a livello nazionale.
In pratica, gli uffici territoriali del Ministero dei beni culturali devono rilevare quali immobili e complessi monumentali hanno nelle loro adiacenze attività commerciali interessate da importanti flussi turistici e verificare quali provvedimenti di tutela e vincolo siano state emanate per “salvare” queste aree e quali autorizzazioni sia state date dai comuni agli operatori economici (esempio le autorizzazioni ai pubblici esercizi per operare all'esterno dei locali con plateatici, gazebi ed altro).

“Dulcis in fundo”, se il Ministero ritiene che questi monumenti non siano tutelati in modo sufficiente, potranno adoperarsi con i comuni per vietare o sottoporre a nuove condizioni l'esercizio del commercio che sembra non rientrare tra gli usi che valorizzino i siti culturali.
In pratica la tutela del patrimonio supera l'interesse di un operatore economico quindi si potrà revocare le concessioni già autorizzate.

Che dire? E' l'ennesima direttiva pericolosa perchè penalizza l'operatore turistico, l'esercente che da anni lavora per favorire l'accoglienza turistica, dichiara Nicola Rossi, Presidente di Confesercenti.
Se tutto questo fosse vero qualche solerte burocrate potrebbe spingere per annullare concessioni pluridecennali. Potrebbe voler dire, per esempio, chiudere per sempre la spianata di tavolini dei bar di Piazza dei Signori e delle Erbe e altre zone del centro a Padova.
E' chiaro che gli operatori economici, la cui maggior parte (circa il 70%) ha una dimensione media dei locali troppo piccola e necessita di un plateatico per lavorare, iniziano ad arrabbiarsi sul serio.
Hanno regolari concessioni, pagano canoni sempre in aumento (del 20% l'aumento già deliberato per Padova della Cosap), fronteggiano una crisi senza precedenti, ma continuano ad investire sulle proprie attività con il rischio di dover chiudere a breve.
Tutti gli sforzi fatti a Padova, l'ultimo una assemblea di baristi voluta dal Comune di Padova e dalla Fiepet Confesercenti per dare certezze e nuovo slancio ai baristi e ristoratori di Piazza delle Erbe perchè la migliorino e magari in un futuro possa fare concorrenza anche a Piazza dei Signori, come servizio ed accoglienza manifestazioni culturali e canore, rischiano di infrangersi su un muro di carte ministeriali.

Tutelare le città non vuol dire imbalsamarle e renderle museo a cielo aperto ma luoghi, agorà dove le persone i cittadini i turisti si incontrano e vivono le città trovando un caffè all'aperto, sorseggiando uno spritz o pranzare in sicurezza all'aria aperta. Senza introiti, non ci saranno soldi per pagare le tasse e moriranno sia gli esercizi che cadranno in degrado, sia i monumenti che si volevano tutelare.