12 Gen 2013

"Sì ad un centro vivo, No ad un silenzio che rischia di essere per sempre”
dr. Mauro Cinefra Responsabile Fiepet Confesercenti

La nostra associazione è il punto di riferimento per un numero rilevante di baristi del centro storico di padova e del ghetto che da sempre cercano una pacifica convivenza con i residenti.
Collaborano con la nostra mediazione a mia memoria, dai tempi della Giunta Destro passando alle due amministrazioni targate Zanonato, a cercare le buone prassi che permettano la quadratura del cerchio ovvero la redditività economica delle loro aziende e il diritto sacrosanto dei residenti di vivere e dormire in Ghetto.

Senza tediare chi legge ricordiamo che abbiamo accettato limitazioni così pesanti che forse solo la città di Padova per la sua parte di responsabilità e norme nazionali miopi dall'altra, hanno saputo predisporre:

  • Forte diminuzione degli orari di apertura (a mezzanotte per un numero elevato di esercizi) a fronte di orari di frequentazione degli stessi in tarda serata, per cui gli orari di picco del lavoro si concentrano in 2/3 ore al massimo.
  • Forte diminuzione degli orari di somministrazione per chi invece poteva tenere aperto più a lungo, ciò significa ritenere responsabili solo i baristi delle stragi da sabato sera, o devianze alcoliche senza tener conto altre forme e fonti di approvvigionamento e consumo di alcol da parte dei clienti.
  • Aumento dei costi per le tassazioni nazionali e comunali, costo materie prime, dipendenti e collaboratori, fisco, utenze, limitato credito e materia di pochi giorni fa pagamento delle forniture a 30 gg e incombente lo spettro della Tares (tassa asporto rifiuti) che sostituirà la Tia e la Tarsu.
  • I baristi hanno sopportato, alcuni più convinti altri solo obbligati a somministrare con bicchieri di plastica,
  • combattere "una guerra sui plateatici" prima in Piazza dei Signori, poi in Piazza delle Erbe problema oggi in via di soluzione grazie all'impegno nostro con l'Assessore Marta Dalla Vecchia e alla sua fattiva disponibilità.
  • Partecipare a specifici momenti di informazione e corsi di formazione, aderire al protocollo e alla carta di qualità predisporre campagne per lo spritz analcolico organizzare a proprie spese servizi di guadiania interni ed esterni ai locali predisporre piani contro l'inquinamento acustico e modificare in alcuni casi strutturalmente l'esercizio o parte di esso,
  • hanno dovuto accettare una politica di decentramento della movida padovana che ha di fatto risolto il sovraffollamento del centro, costringendo alla chiusura molti locali e spostando opportunità e problemi legati allo spritz in altri quartieri di padova.

Siamo disponibili al dialogo ma a tutto c'è un limite, l'emorragia culturale, economica di vivibilità di una zona delicata di padova deve essere arrestata. Un centro, un ghetto vuoto di residenti, di attività economiche di manifestazioni musicali, culturali, di mercati, non ha senso. E' pronto per la consegna alla delinquenza occasionale o organizzata locale o di importazione. Non ce lo possiamo permettere, nessuno di noi. Le assunzioni di responsabilità ce le siamo prese tutte e ribadendo la disponibilità al dialogo e condannando infrazioni e inciviltà che consigliamo ai residenti di denunciare, non possiamo tollerare la morte del ghetto e del suo indotto (centinaia di persone e famiglie che vivono di questo). Continuiamo a collaborare con il Comune di Padova per trovare un giusto equilibrio che permetta a chi la fruisce residenti city users e turisti di trovarla viva e attrattiva.

No invece a un suicidio assistito del ghetto perchè il silenzio che verrà quello si sarà per sempre.