12 Dic 2013

assoturismo“Ancora una volta dobbiamo constatare che il Governo, ad oggi, non ha posto in essere nessuna azione di serio rilancio del settore turistico, nonostante le circa 22mila imprese del comparto che hanno chiuso nei soli primi 10 mesi di quest’anno. Nella legge di stabilità, anzi, si nota l’assenza di provvedimenti che riducano in maniera drastica le cause primarie della crisi del settore; così la situazione non potrà che peggiorare”.
Lo dichiara, in una nota, Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo, la sigla che riunisce le imprese turistiche di Confesercenti.

 

“Pur essendo favorevoli e convinti del legame sempre più stretto che unisce turismo e beni culturali, rileviamo che questo riguarda solamente circa il 25% dell’offerta; al restante 75% non è stato rivolto alcun tipo di considerazione, e men che mai di proposta di sostegno e di rilancio”.

“La vera capacità di chi si occupa di turismo – continua Albonetti - non sta tanto nel fatto di portare turisti a Roma o Venezia; la vera sfida è rilanciare nel Paese il turismo di villeggiatura che, tra marino e montano, conta oltre il 50% delle presenze e dal quale traggono insostituibili motivazioni economiche intere province italiane. La verità è che tanto a livello nazionale, quanto purtroppo a livello locale, non ci si confronta in maniera fattiva con chi sul territorio vive di turismo e per il turismo, e che potrebbe fornire la giusta collaborazione per far ripartire questo sistema di vacanza”.

“Grande preoccupazione viene espressa da Assoturismo – continua Albonetti – pure riguardo l’avvitamento verso il basso che continua a caratterizzare tutta l’economia del Paese, che si rifletterà inesorabilmente anche sulla nostra movimentazione turistica. È sconcertante che gli estensori del patto di stabilità non abbiano saputo far di meglio che prevedere una semplice ”inversione di tendenza”, riguardo le storture del sistema, costituite dalla attuale tassazione, dal cuneo fiscale troppo elevato, dal costo delle utenze a livello assolutamente insostenibile, accompagnate oltretutto da una inefficienza infrastrutturale grave e dal proliferare dell’abusivismo, che sottrae risorse all’erario e che ingenera una situazione distorta in cui chi rispetta la legge è costretto a chiudere mentre gli abusivi dilagano; come dire che nel nostro Paese di legalità si muore e di illegalità si prospera. Le imprese vanno salvate adesso, per tante di esse domani sarà già troppo tardi. Se non ci sarà una svolta, è facile prevedere un inizio di 2014 con altre amare sorprese”.