04 Ago 2014

giovanni bernardinidal Mattino di Padova del 04/08/2014 intervistato il nostro socio Giovanni Bernardini.
La crisi c’è e si fa sentire: non solo la più nota, quella dei disoccupati, esodati e via dicendo, ma anche quella estiva. Ne soffrono le spiagge, i bar e le piscine, ma si sente anche nelle case e nei frigoriferi. Parla il gestore del chiosco di via Savonarola

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PADOVA. La crisi c’è e si fa sentire: non solo la più nota, quella dei disoccupati, esodati e via dicendo, ma anche quella estiva. Ne soffrono le spiagge, i bar e le piscine, ma si sente anche nelle case. A partire dal frigorifero, dove è data per dispersa la più amata protagonista delle giornate calde, delizia e sollievo dei pranzi estivi: l’anguria.

Rimangono nelle casse dei supermercati, dei fruttivendoli, o direttamente ferme nei campi, perché «sono maturate bene, ma con la pioggia i contadini non vanno neanche a raccoglierle» spiega il signor Giovanni, classe 1945. A casa sua, le angurie si vendono da tre generazioni: il primo carretto è stato del nonno, poi del padre e infine suo, che nel tempo ha aperto un bel chiosco vicino a Porta Savonarola. «Mio padre girava tra via Sorio, la Sacra Famiglia e Porta San Giovanni. Io ho aperto nel ’72, e in quarantadue anni di attività un disastro così non l’ho mai visto. L’acqua non fa in tempo ad asciugarsi, che già ne viene altra. Il locale è quasi sempre vuoto». Il signor Giovanni è il più anziano anguriaro rimasto in città. Uno degli ultimi, per la verità, perché di carretti, ormai, se ne vedono ben pochi. «Troppe spese» taglia corto: tasse, concessioni, normative molto rigide. Lui, però, non si arrende: «Questo mestiere ce l’ho nel sangue. Mi piace, mi ha sempre dato soddisfazione, anche se è molto faticoso».

Prima, d’inverno, lavorava al mercato ortofrutticolo, ora invece si dedica solo alle angurie. Non ha né soci né apprendisti: «In futuro si vedrà» commenta. La sua attività è una delle poche a resistere, anche perché ha saputo diversificarla: alla sua “Anguriaria” si acquistano angurie intere, “da asporto”, ma anche a fette da consumare ai tavolini.

L’estate britannica, però, non ha risparmiato neanche lui: «Il problema è che se continua a piovere passa la voglia, sia di anguria sia di sedersi all’aperto». Nella speranza che agosto migliori, però, un consiglio: come si sceglie un’anguria buona? «Ci vogliono anni di esperienza, mica si impara così» risponde «deve essere matura al punto giusto, non troppo e non acerba. Bisogna battere, ma anche ascoltare ed interpretare bene».

Silvia Quaranta