21 Ago 2014

Il 43% rateizza le imposte fino a novembre, il 6% (circa 5mila imprese commerciali, turistiche e dei servizi) dichiara di non essere in grado di pagare nessuna imposta.
Secondo l’ufficio studi della Confesercenti le piccole imprese del commercio e del turismo lavoravano fino a dopo la metà di luglio per lo Stato e solo dopo il 20 luglio cominciavano a lavorare per se stessi, questo per il 2013, non sarà così per il 2014, almeno a giudicare dalla situazione creatasi con le scadenze dei versamenti fiscali del 20 di agosto, dichiara Nicola Rossi.

Aldilà dei veri e propri ingorghi fiscali scadenti il 20 di agosto (sono 126 adempimenti quelli indicati dall’agenzia delle entrate per le imprese e per i lavoratori autonomi) quello che pesa è la difficoltà da parte delle imprese di far fronte alle richieste fiscali dello Stato delle Regioni e dei Comuni.

Con la scadenza del 20 agosto, continua Rossi, si è chiusa la possibilità da parte della maggioranza delle piccole imprese di versare le imposte (IRPEF- IRES-ecc ) con la semplice maggiorazione dello 0,40%, o di provvederne al versamento con rate mensili fino a novembre.

Con questa scadenza, continua Rossi, abbiamo potuto toccare con mano le difficoltà finanziarie che stanno incontrando le nostre imprese.
Ricordiamo, continua Rossi, che con il 20 di agosto oltre alle imposte delle dichiarazioni dei redditi le imprese dovevano versare la seconda rata dell’INPS, la quota aggiuntiva dei contribuiti INPS, le ritenute ed i contributi per i lavoratori dipendenti e per i compensi, l’ IVA mensile di luglio o del secondo trimestre, rata sulla rivalutazione dei beni dell’impresa, il diritto annuale alla CCIAA, l’eventuale adeguamento agli studi di settore, solo per citare i più diffusi.
Ebbene, continua Rossi, secondo i primi dati che abbiamo rilevato per la prima volta la maggioranza delle imprese chiamate a versare imposte ha scelto la rateizzazione fino a novembre, ed attenzione una percentuale, anche se limitata non ha potuto versare nessuna imposta rinviando o ad un ravvedimento a breve o alla esazione delle stesse attraverso Equitalia in attesa di tempi migliori.
Sono quasi 100mila le dichiarazioni dei redditi presentate nella provincia di Padova nel settore lavoro autonomo ed imprese, ordinarie, semplificate o partecipate

numero contribuenti per tipologia di reddito

Città di Padova e Provincia

numero contribuenti totali Padova e Provincia

                 644.884

redditi da lavoro autonomo

                    15.542

redditi da imprese ordinaria

                     4.800

redditi da imprese semplificata

                   29.334

redditi da partecipazione

                   49.328

Reddito da lavoro dipendente e assimilati - Frequenza

                  349.737

Reddito da pensione - Frequenza

                 226.963

Reddito da fabbricati - Frequenza

                   44.859

elaborazione Confesercenti Pd su dati Ministero finanze (dr 2013)


Di queste centomila dichiarazioni in occasione della scadenza del 20 agosto sono in molti a non avere avuto la possibilità di pagare le imposte.

modalità di pagamento IRPEF/IRES/IRAP imprese

Città di Padova e Provincia

versamento totale a luglio senza maggiorazione

7%

versamento ad agosto con maggiorazione 0,40% importo totale

33%

rateizzazione fino a novembre

43%

nessuno versamento per impossibilità

6%

non dovevano versare

8%

Altro

2%

fonte: osservatorio economico Confesercenti Padova - dati su 1.519 piccole e medie imprese provincia di Padova- settori commercio-turismo- servizi alle imprese- servi alle persone


Per la prima volta, continua Rossi, dai dati del nostro osservatorio provinciale emerge che la maggioranza degli imprenditori ha dovuto rateizzare le imposte (il 43%) contro un 33% che le ha pagate per intero ad agosto usufruendo dell’agevolazione degli interessi al 0,40% e del 7% che le aveva già pagate a luglio.

Ma, altrettanto allarmante continua Rossi, è la percentuale di coloro che non sono in grado di pagare nessuna imposta e neanche pensano di poterlo fare con una rateizzazione a breve (il 6%) che se rapportato al mondo delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi risulta che almeno 5.000 piccole imprese, di questi settori, non sono in grado di pagare le imposte nella provincia.

La situazione gravissima è documentata anche dalle altre scadenze tributarie del 20 agosto: il 21% non ha pagato la rata IVA, ben il 26% non ha pagato la seconda rata INPS per la propria pensione, mentre con grandi difficoltà, si continua a pagare la ritenuta ed i contributi per i lavoratori dipendenti (solo l’8% non ce la fa)

% non paganti altre tasse e imposte - imprese                                                 dati relativi alla scadenza del mese di Agosto 2014

Città di Padova e Provincia

IVA - versamento trimestrale/ mensile

21%

INPS -contributi diretti titolare e collaboratori

26%

INPS -quota aggiuntiva per superamento reddito minimo

13%

INPS- ritenute d'acconto su lavoro dipendente

8%

fonte: osservatorio economico Confesercenti Padova - dati su 1.519 piccole e medie imprese provincia di Padova- settori commercio-turismo- servizi alle imprese- servi alle persone


Va notato questo dato, continua Rossi, molti imprenditori pagano i contributi per i propri dipendenti ma non versano quelli per se stessi o per i loro familiari collaboratori a riprova di quanto forte è, nelle piccole imprese, il legame tra titolari e dipendenti.
La situazione sta raggiungendo livelli drammatici, continua Rossi, in queste condizioni è impossibile programmare o progettare un futuro imprenditoriale nella provincia, è obbligatorio andare, da subito, ad un alleggerimento fiscale a carico delle imprese, non solo sotto l’aspetto delle incombenze ma soprattutto sotto quello del peso complessivo.

Bisogna agire sulla leva degli investimenti, chi investe in azienda in innovazione, in ristrutturazione, in personale, in politiche di marketing va brutalmente defiscalizzato in modo da far si che quello che dovrebbe pagare in tasse lo investa nell’impresa. Sembra una banalità ma accompagnato da una seria politica per ridare fiato alle famiglie può essere il toccasana.