03 Ago 2016

sharing economyRegolare la sharing economy “non sarà facile, vista la complessità del fenomeno”. Ma per quanto riguarda gli aspetti fiscali, “gli operatori non professionali devono essere posti agli stessi controlli degli operatori professionali, pur tenendo presente la loro particolare specificità”. A sostenerlo è Il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, in occasione dell’Audizione dei rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate presso le Commissioni IX e X della Camera sul cosiddetto ‘sharing economy act’, il provvedimento di disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione, attualmente al vaglio del Parlamento.

La proposta di legge – spiega – risponde alle principali necessità in ambito fiscale, ma allo stesso tempo, ci sono degli aspetti estremamente ambizioni che non sono del tutto chiare, come quanto viene previsto nell’articolo 5 del provvedimento stesso. Sembra quindi che il progetto di legge sia un primo e decisivo passo verso la regolamentazione compiuta del settore dell’economia condivisa. L’ampio sviluppo di questo nuovo genere economico ha posto la necessità di un conseguente sviluppo della normativa di settore, a tutela sia degli operatori professionali che di quelli non professionali che sono i principali soggetti operanti in questo nuovo genere di ambito economico. La Commissione UE – aggiunge la Orlandi raccomanda agli Stati di chiarire la normativa di riferimento, in particolare per quanto riguarda l’accesso al mercato: quali autorizzazioni, requisiti minimi ecc. che devono essere sempre giustificati e proporzionati. Un parametro potrebbe essere quello di stabilire se il servizio è offerto da professionisti o privati, questi ultimi non dovrebbero essere considerati come operatori non professionali.  E’ necessario migliorare la tutela dei privati e dei fruitori dei servizi, così come va tutelata con attenzione anche la posizione dei lavoratori che operano in questo settore”.

Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, gli operatori non professionali devono essere posti agli stessi controlli degli operatori professionali, pur tenendo presente la loro particolare specificità.Al riguardo ad esempio l’affitto di camere o appartamenti come AIR B&B, in molti paesi esteri ed europei è comune che il prestatore del servizio paghi delle tasse al comune locale per lo svolgimento dell’attività.Importante è quindi la previsione della necessità del pagamento tracciabile dei servizi ottenuti tramite servizi di economia condivisa.Dovrebbero essere escluse dalla tassazione forme di condivisione che non includono passaggio di denaro.

Tra le criticità, ha spiegato Orlandi in audizione, la soglia dei 10.000 euro entro i quali si prevede una tassazione agevolata al 10%, perché “rimane incerto se questa soglia, oltre a determinare un diverso trattamento fiscale costituisca anche il discrimine tra attività professionale e occasionale”. Bisogna riflettere anche, ha aggiunto, sulla applicazione dell’Iva, capitolo al momento non contemplato nella proposta di legge.